
Il diritto al cibo è il diritto umano fondamentale e precondizione del diritto alla vita. È nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e al primo posto degli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite: riduzione della metà del numero di persone che soffrono la fame entro il 2015.
Nonostante ciò, oggi più di 850 milioni di persone vivono con meno di 1 $ al giorno e per questo non hanno denaro a sufficienza per comprare il cibo che serve loro a sopravvivere.
Ciò non è dovuto alla carenza di alimenti, ma al fatto che il cibo non è accessibile: costa troppo rispetto a quanto le persone guadagnano ogni giorno. Le cause della fame quindi non sono nella natura ma nei disequilibri del commercio internazionale e nelle scelte delle politiche agricole che sono state prese in questi ultimi decenni.
Le politiche agricole portate avanti negli ultimi decenni, soprattutto dalla Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l´Organizzazione Mondiale per il Commercio, hanno spinto verso l´industrializzazione dell´agricoltura e l´orientamento alle esportazioni di ogni paese e l´eliminazione dei sistemi agricoli locali chiusi. Secondo il principio economico alla base di questo modello, ogni paese si deve specializzare in quei settori dove possiede dei vantaggi competitivi sugli altri (il costo del lavoro, le risorse naturali, il clima, ecc.), vendere i prodotti nel mercato internazionale e ricavare valuta per acquistare i beni che altri producono ad un costo inferiore.
Le conseguenze sono state: la perdita delle terre dei contadini e piccoli proprietari, la distruzione di interi ecosistemi, ricchi di biodiversità frutto dell'adattamento secolare al territorio, in grado di assicurare cibo secondo le stagioni locali, ma anche di produrre semi, nutrimento per animali e materiali per le abitazioni.
Risultato: un gigantesco meccanismo che da un lato penalizza drammaticamente i produttori e i contadini, a cui si nega la sicurezza alimentare, rendendoli incapaci di ricavare dal loro lavoro quanto sufficiente per mangiare, dall´altro impone ai consumatori cibi sempre più costosi e di sempre più scarsa qualità organolettica e nutritiva, frutto di processi altamente inquinanti.
Due pesi e due misure
In Ghana il concentrato di pomodoro che arriva dall´Italia costa cinque volte meno dei pomodori locali. In Nigeria la carne più economica è quella importata da Germania e Inghilterra. E ancora: il 67% del latte consumato in Giamaica è di provenienza europea, e gli allevatori locali devono buttare via migliaia di litri del proprio. Sono conseguenze degli ingenti sussidi che beneficiano l'agricoltura del Nord del Mondo e che, insieme alle barriere doganali, la proteggano dalla concorrenza dei mercati internazionali.
Le conseguenze per la popolazione locale sono drammatiche. Solo 30 anni fa Haiti coltivava tutto il riso di cui aveva bisogno e aveva un adeguato allevamento di polli, nutriti dalle piantagioni di mais locale. Poi nel 1994 il Fondo Monetario Internazionale ha vincolato la concessione di un prestito allo Stato alla riduzione delle tariffe d´importazione del riso e di altri prodotti alimentari. In pochi anni il mercato locale è stato distrutto dall´arrivo del riso proveniente dagli Usa, fortemente sussidiato dal governo americano (circa 1 miliardo di dollari all´anno). Le coltivazioni nelle campagne sono state abbandonate, i contadini si sono trasferiti in città alla ricerca di un lavoro. Haiti importa oggi 300 mila tonnellate di riso all´anno dagli Stati Uniti. E da quando è iniziata la crisi dei prezzi alimentari e quello del riso è praticamente raddoppiato, per molti haitiani il dollaro al giorno che guadagnano non è più sufficiente a comperare una ciotola di riso.
Un tempo, quando il pane era fatto con il grano del luogo, quando i pesci erano pescati nel fiume
che attraversa la città, quando ci si scaldava con la legna dei boschi circostanti, ci prendevamo
cura dei suoli, delle acque, dei boschi perchè sapevamo che la nostra vita dipendeva dalla loro
integrità. Ma oggi che i supermercati sono pieni di ogni ben di Dio e che basta avere soldi
per comprare tutto ciò che vogliamo, non ci si preoccupa se i fiumi sono delle fogne,
se i terreni si impoveriscono o se scarseggia l'acqua per irrigare.
Francesco Gesualdi